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FRANCIACORTA
Spett. Direttore non vedo pubblicare questo mio racconto del 21/10.??!!Grazie



Una vita di routine, la mia, come quella di tante donne, fatta di lavoro e famiglia in un paese di provincia, dove le emozioni più grandi le puoi trovare nelle feste con gli amici o durante le ferie.
Tutto normale fino a quando, nel mio mondo, si inserisce lui: un uomo dall’aria semplice, da sempre conosciuto, ma senza mai aver avuto occasioni per frequentarlo.
Lavoro, amici comuni, qualche cena in compagnia, ci fanno improvvisamente avvicinare... fino a sentire i suoi occhi dentro i miei; mi fa complimenti garbati che stranamente mi fanno battere il cuore.
Poi è il momento delle reciproche confidenze. Quando mi parla le sue mani cercano di sfiorarmi , gli sfugge qualche carezza furtiva e infine mi dice che desidera il mio corpo come nessun altra cosa al mondo.
Sento qualcosa di strano, dentro di me, come se avessi desiderato questo uomo dal suo primo sguardo tra i calici di un brindisi tra amici.
In poco tempo finiamo nudi in un letto d’albergo, dentro un fiume di passione, con le sue mani che finalmente diventano padrone del mio corpo: mi sfiorano la schiena, mi fanno inturgidire i capezzoli, poi le sento scivolare sulle cosce con dei movimenti a salire fino a sfiorarmi la fica.
Mentre lo sento diventare molto caldo con un gesto deciso mi si inginocchia tra le gambe, mi infila le mani sotto le natiche e solleva il mio corpo per portare la mia fica contro la sua bocca. Muove la sua lingua con movimenti circolari e mi allarga le grandi e le piccole labbra, per continuare poi in lunghe interminabili leccate dall’interno fino sopra, trascinandomi il clitoride. Perdo la testa, cerco disperatamente, con le mani, il suo cazzo; lo sento pulsare fra le mie dita ed è grosso e duro come non avrei mai immaginato. Gli dico che lo voglio sentire dentro, subito, quindi lo accompagno fino ad infilarmelo. Alcuni colpi e poi me lo mette davanti al viso: impossibile resistergli. In bocca lo sento ancor più grosso, lo pompino, lo lecco, lo assaporo, lo desidero come mai ho voluto un membro umano, vorrei vedere subito la sua sperma uscire, ma lui me lo infila di nuovo nella fica. Stavolta i suoi fianchi si muovono con colpi forti e decisi, con ritmo costante finchè sembra impazzire, mi afferra le reni e aumenta il ritmo. Adesso dentro sento il suo bastone riempirmi tutta, fino allo stomaco, a farmi diventare quasi insopportabile questa fortissima sensazione al ventre. Mi manca il respiro, per un istante i miei occhi non vedono più nulla, mi arriva una vampata di calore e mentre godo attimi di paradiso lo sento staccarsi dal mio corpo, appena in tempo per stringersi il cazzo tra le mani e inondarmi di sperma sui seni, sulla pancia.
Mi rendo subito conto che non è una banale relazione per uscire dalla vita di tutti i giorni ma un crescendo di passione ed erotismo.
Ci sentiamo spesso al telefono, si parla molto di sesso arrivando presto all’eccitazione; mi parla e mi fa spogliare, poi inizia a masturbarsi i mi impone di fare lo stesso.
Mi dice: per quanto ti amo e per quanto ti desidero, dimmi sempre di si, ti prego, con me non devi mai vergognarti di nulla, dammi il tuo corpo così come te lo chiedo e mi manderai in delirio. E io, sentendomi così fortemente desiderata, faccio tutto ciò che mi chiede come se fossi trascinata in un vortice rosso.
Lo voglio anch’io sempre di più, lo sogno addosso continuamente.
Mi scopa dovunque: mi fa inginocchiare per succhiarglielo sotto la sua scrivania; in auto, di sera, facciamo sesso dandoci appuntamento in qualsiasi parcheggio. A volte, non mi fa neppure salire sulla sua in auto, nell’oscurità, mi mette con la pancia sul cofano, mi abbassa i pantaloni della tuta da palestra e con le mani comincia ad allargarmi il culo, poi si bagna le dita e gradatamente me lo dilata fino a infilarmi il suo cazzo facendomi impazzire.
Al compleanno mi regala un vibratore fatto come un pene enorme, rosato con tutte le vene rigonfie, al tatto sembra vero. Un biglietto: quando ti chiamerò al telefono, dovrai spogliarti nuda davanti alla specchio, ti chiederò di usarlo, di masturbarti infilandolo tutto fino a farti male e mentre ti parlerò, mi sentirai che tiro fuori il mio cazzo per farmi una gran sega. In un mattino piovoso, sono in casa, arriva la sua telefonata: chiede come sono vestita e mi dice di mettermi subito davanti al mio specchio più grande. Mi fa infilare la mano sotto la gonna, mi fa toccare sopra le mutandine dicendomi di cercare il clitoride e descrivergli ciò che sento al tatto immaginando fosse lui a farlo. Poi mi invita spogliarmi, togliendomi per prime le mutandine, poi sfilarmi lentamente la maglietta strisciandola lentamente sui seni per inturgidire i capezzoli.
Naturalmente eseguo ogni sua indicazione anche quando mi ordina di infilarmi il pene di plastica. La mia fica è ormai tutta bagnata e calda, e l’arnese sale facilmente. Gli descrivo tutto, come vuole lui, mi fa accarezzare le tette e tutto il corpo. Mi lascio prendere, mi accarezzo ovunque, mentre continuo a infilare il vibratore come uno stantuffo. Chiudo gli occhi, aumento il ritmo e lo premo fortemente contro le pareti interne, gli dico che mi sembra di essere posseduta da lui o forse è un altro o forse un animale, non capisco più nulla ...sento lui ansimare fortemente ed esplodere in un orgasmo interminabile.
Poco dopo mi arriva un mms: una foto con il suo pene ancora gonfio vicino alla chiazza di sperma sulla sua scrivania.
Un giorno mi invita a pranzo per portarmi in uno dei migliori ristoranti d’Italia. Però, mi dice, ti voglio bellissima, curata, molto elegante, assolutamente in gonna e senza calze.
Il posto è abbastanza lontano e l’idea e l’entusiasmo di fare un viaggio con lui già mi eccita.
Per l’occasione, quando salgo sulla sua auto con il trucco lievemente accentuato, indosso una bellissima camicia bianca, la gonna scura e sotto un completo intimo naturalmente sexy.
Un dolcissimo bacio, qualche discorso di circostanza nei primi chilometri e poi, senza preamboli mi chiede di sollevare la gonna e abbassare gli slip. Siamo in autostrada, le mie mutandine sono alle caviglie, mi vedo con le gambe allargate e con i capezzoli che mi sporgono dalla camicia slacciata.
Lui si sta già eccitando rallenta, allunga il braccio e con le dita mi masturba il clitoride senza penetrarmi la fica. Mentre guida, si apre la patta dei pantaloni e tira fuori il suo sesso ormai turgido, allunga ancora la mano, afferrandomi i capelli sulla nuca per accompagnare la mia bocca sopra il suo cazzo: è tuo mettiti comoda, voglio ricordarmelo come il pompino più bello della mia vita. Con un ginocchio sul sedile e uno sul tappeto glielo succhio con passione, mentre lui passando il braccio destro sopra la mia schiena riesce,con le dita, a toccarmi il culo. C’è traffico intenso e ci sorpassano continuamente; allora mi alzo, lo guardo sorridendo felice ed eccitata, ormai c’è una grande intesa fra noi; mi sfilo completamente le mutandine, il bagnato tra le gambe mi fa desiderare il suo bastone, che duro come il legno non riesce a nasconderlo nei pantaloni.
Mi piace provocarlo ancora, orientando e aprendo le gambe lentamente verso di lui in modo che possa guardarmi bene la fica. Si vede che muore dalla voglia di infilarmi, ma deve guidare, siamo in ritardo.
Ma non resiste senza toccarmi, mi chiede di portarmi con le cosce più vicino a lui; quasi un gesto violento e mi trovo le sue dita salire freneticamente dentro la mia fica allargandola, ed io sentendomi la fica riempita, spingo a mia volta il bacino contro la sua mano come a volerla sentire tutta dentro. Un lieve dolore, ma grido di piacere.
Quasi a cercare un po di relax distendo le gambe in alto fino ad appoggiare i piedi sopra il cruscotto. Lui, osservando le mie gambe, così distese e nude fino all’inguine, ancora molto eccitato da prima, non resiste più e si ferma alla prima piazzola di sosta. Mi fa cenno di avvicinarmi con la faccia al suo pene, ancora fuori dai pantaloni, che sta esplodendo; mi avvicino e con lo accarezzo con la punta della lingua. Un secondo e la sua sperma schizza dappertutto mentre io, eccitata, con la bocca raccolgo dal suo cazzo quanto posso.
Una pausa dal sesso per far scorrere i chilometri.
Dopo quasi due ore, percorrendo piccole stradine di collina, fra vigneti resi stupendi dai magnifici colori dell’autunno, arriviamo in prossimità del ristorante prescelto.
Ci fermiamo, mi dice, infilando per alcuni metri una invitante stradina sassosa. Mi fa scendere dall’auto facendomi salire sul sedile posteriore. Per la verità, una volta entrata, mi mette a quattro zampe; mi sento sollevare la gonna, sono ancora senza mutandine e il mio culo nudo sporge fuori dallo sportello. Fruga velocemente nella mia borsa, trova una crema. Delicatamente aiutandosi con le due mani mi schiude il solco e con due dita mi unge e mi dilata delicatamente il buco del culo e poi tenendo strette le sue mani sui miei fianchi mi incula, due colpi lenti e poi in fretta, ma senza farmi male: il suo cazzo ancora duro, per fortuna, è un pò ridimensionato dalla venuta precedente. Sarà il posto sarà la posizione ma mi sento anch’io fortemente eccitata e mentre lui pompa nel mio culo con grande compiacimento ansimo e emetto gemiti di piacere. Purtroppo dobbiamo interrompere perchè qualcuno ci sta osservando dalle finestre più alte di una cascina non molto distante.
Al ristorante siamo i soli clienti. Siamo serviti da quattro camerieri che ci portano piatti stupendi, ottimi e ricercati. Ma lui, favorito dalle lunge tovaglie, che nascondono i suoi gesti, pone la sua attenzione soprattutto alle mie cosce e facendomi spostare il filo del mio tanga riesce ancora una volta, nei momenti in cui i camerieri sono distratti, ad accarezzare mio clitoride.
Durante il pranzo continua sbirciarmi e toccarmi. Poi mi mette a disagio chiedendomi di collaborare per infilarmi un dito nel culo, li a tavola, tra l’andirivieni dei camerieri. Follia riuscita.
L’adrenalina rimane alta, lui mi fa segno con gli occhi di guardare tra lui e il tavolo. Solleva il tovagliolo posto sulle sue ginocchia e vedo spuntare, come un grosso fungo, il suo cazzo duro che si arrampica fino al bordo superiore del tavolo. Mi chiede di menarglielo, ma stavolta è veramente impossibile, si sarebbe visto il movimento della spalla. Sento il bisogno di andare un attimo ai servizi per riordinarmi un pò.
Va pure ti aspetto, dice. Invece mi raggiunge,chiude a chiave la porta e davanti al grande specchio dell’antibagno mi prende da dietro mentre,con le mani, mi tengo aggrappata al bordo del lavandino.
Anche se il tempo rimasto, per stare insieme, è pressoché scaduto, raggiungiamo l’hotel.
L’accordo era di finire la giornata in una stanza per goderci un pò di intimità e poi lui ci tiene fortemente a vedere il mio corpo completamente nudo.
Arrivati in camera ci spogliamo velocemente, senza parlare mi gira e mi inchina facendomi appoggiare le mani sul letto; poi si abbassa in ginocchio con la faccia verso le mie natiche, le
apre usando entrambi le mani e si butta con la bocca contro il mio culo facendomi sentire la sua lingua entrarvi dentro. Non voglio,mi ribello,allora mi appoggia contro una parete e mi sbatte dentro il suo cazzo, mi sbatte, mi sbatte fino a farmi scoppiare. Rimango così stordita dal vino bevuto e dal sesso a fissare le gocce del suo sperma che cadono sulla moquette della stanza illuminata dal rosso del tramonto che filtra tra le persiane.
Rimango immobile,esausta, distesa di fianco, su un tappeto pensando di aver vissuto un sogno.

Sogno.

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